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martedì 20 dicembre 2011

il rapporto tra arte e vita

 L'arte, nel suo significato più ampio, comprende ogni attività umana - svolta singolarmente o collettivamente - che porta a forme creative di espressione estetica, poggiando su accorgimenti tecnici, abilità innate e norme comportamentali derivanti dallo studio e dall'esperienza. Nella sua accezione odierna, l'arte è strettamente connessa alla capacità di trasmettere emozioni, per cui le espressioni artistiche, pur puntando a trasmettere "messaggi", non costituiscono un vero e proprio linguaggio, in quanto non hanno un codice inequivocabile condiviso tra tutti i fruitori, ma al contrario vengono interpretate soggettivamente. Alcuni filosofi e studiosi di semantica sostengono però che esista un linguaggio oggettivo che prescinda dalle epoche e dagli stili e che dovrebbe essere codificato per poter essere compreso da tutti, pur se gli sforzi per dimostrare questa affermazione sono finora stati infruttuosi.
Nel suo significato più sublime l'Arte comprende ogni attività umana creativa di espressione estetica, priva di uno o più di quei pregiudizi da parte dell'artista che compie l'opera (o del gruppo di artisti) rispetto alla sua situazione sociale, morale, culturale, etica e religiosa che le masse del suo tempo stanno invece subendo. L'Arte indica l'espressione estetica della propria interiorità. In questo senso non v'è concetto di bellezza.
L'arte può essere considerata anche sotto l'aspetto di una professione di antica tradizione svolta nell'osservanza di alcuni canoni codificati nel tempo. In questo senso, le professioni artigianali - quelle cioè che afferiscono all'artigianato - discendono spesso dal Medioevo, quando furono in qualche modo sviluppate come attività specializzate e gli esercenti arti e mestieri vennero riuniti nelle corporazioni. Ogni arte aveva una propria tradizione, i cui concetti fondamentali venivano racchiusi nella regola dell'arte, cui ogni artiere doveva conformarsi.
Ma che cos’è l’arte e perché è stata inventata?
L’arte è tutto ciò che è bello. La vera Arte è capace di coinvolgere emotivamente chi la osserva. È stata creata per un semplice motivo, secondo me, perché esprime le proprie emozioni e i propri senti-menti,
l'arte ha anche un rapporto con la vita cioè per chi è appassionato è una fonde di ispirazione e felicità,  L'Italia siamo riconosciuti come lo stato con le più belle opere d'arte.

martedì 29 novembre 2011


il fonografo

                                   
I numerosi ed affascinanti pezzi esposti in questo settore museale raccontano la storia dell’invenzione della fonografia (1877 c.a.) che, precedendo pure di pochi anni il cinema dei F.lli Lumiere e la Radiotelegrafia e Radiofonia di Marconi, fu considerato il primo “miracolo tecnico” che stupì il mondo: immortalare e tramandare ai posteri la voce umana! Thomas Alva Edison fu l’artefice di questa invenzione, da considerarsi la bisnonna dei moderni compact disc e la nonna del “vinile” o “disco microsolco” degli anni ’50 ’60. Tra i numerosi pezzi che i visitatori potranno ammirare esposti in questo settore del museo, citiamo ad esempio il TIN FOIL di Edison (1877) con la voce incisa su un cilindro di carta stagnola, fonografi e dittafoni a rullo di cera, grammofoni a disco con stupende trombe in metallo, in cristallo, in legno, intagliate, multicolori ecc. Il fonografo è uno dei primissimi strumenti pensati per poter registrare e riprodurre il suono, progettato da Thomas Edison,Circa trent'anni dopo l'invenzione del telegrafo, Edison era riuscito nel 1877 a realizzare un ripetitore telegrafico in grado di incidere i punti e le linee del codice morse, su un disco, disegnando una traccia a spirale con una piccola punta, in modo che uno stesso messaggio potesse essere ripetuto più volte senza l'intervento dell'operatore. Il 17 luglio dello stesso anno egli si accorse che se il disco ruotava ad una velocità sufficientemente alta, la puntina emetteva vibrazioni che ricordavano il timbro della voce umana. Fu l'idea che fece accendere nell'inventore il desiderio di applicare un principio simile per poter registrare la voce umana.In precedenza già Édouard-Léon Scott de Martinville era riuscito a registrare la voce umana su fogli di carta anneriti fin dal 9 aprile 1860, anche se altre registrazioni dello stesso è probabile risalissero al 1853. Ma si trattava di uno strumento (formato da un corno e uno stilo) in grado solo di registrare ma non di riprodurre: forse ideato con il solo scopo di archiviazione.

martedì 22 novembre 2011

                                                                       IL PRE-JAZZ


A partire dal be-bop  degli anni '40 e '50 una sequenza di esempi guideranno l'ascoltatore attraverso l'evoluzione del jazz: l'influenza della musica latino-americana, con particolare riferimento alla musica cubana e alla bossa nova brasiliana, l'attrazione della musica nera e del rhythm & blues e l'invasione del rock con la nascita della "fusion", etichetta molto generica che comprende forme anche molto lontane dalla natura del jazz.
I brani scelti spaziano da grandi classici dello swing come All Of Me, resa celebre da Frank Sinatra, a veloci brani bop tra cui Au Privave di Charlie Parker, da successi della bossa nova (Girl From Ipanema e How Insensitive di Antonio Carlos Jobim) a raffinati e moderni brani latin-jazz (, da famosi brani soul  a brani fusion dal repertorio del chitarrista Pat Metheny.
Una sorta di mini percorso è dedicato al blues, una forma molto semplice che nel jazz funge da base per interpretazioni molto personali, caratteristiche delle varie epoche.
Oggi definire cos'è il jazz è molto difficile, sia per le caratteristiche da sempre mutevoli di questo genere sia perché, come da sempre nella sua storia, si presta ad assimilare nuove idee da altri generi musicali. Più che cercare di etichettare e classificare ogni brano, questo progetto si propone di mostrare la continua evoluzione di questo genere, e la facilità con la quale il jazz può influenzare altri generi musicali ad esso non pertinenti.

martedì 15 novembre 2011

Gli anni di New Orleans: nascita di un genere

Nonostante esistano diverse tesi sulla nascita e sulle relazioni che legano il jazz delle origini a diversi generi musicali diffusi in diverse parti degli Stati Uniti, è un fatto generalmente accettato che la città manifesto del jazz sia New Orleans, città della Louisiana e grande porto fluviale sul delta del Mississippi, nei primi anni del 1900.
Lo stile musicale che si sviluppò in questa città nasceva dall'incontro tra culture differenti: immigrati inglesi, spagnoli, francesi venivano a contatto con gli schiavi africani e con i creoli[7], già inseriti nella società francese. Non a caso, il suono originario di New Orleans ha diversi punti in comune con gli stili delle marce militari bandistiche (si noti ad esempio la grande assonanza e la possibilità di interazione tra "Tiger Rag" e "La Marsigliese").
La tradizione vuole che una parte importante fosse giocata dai musicisti formatisi nelle "second line" delle bande che suonavano ai funerali. Durante il viaggio verso il cimitero, la banda "ufficiale" suonava una marcia funebre; dopo la sepoltura, il repertorio diventava considerevolmente più allegro, e la second line, in cui poteva partecipare praticamente chiunque avesse uno strumento e si sentisse di suonarlo in pubblico, si scatenava in una musica estemporanea che avrebbe dato origine alla musica poi chiamata jazz. A fenomeni simili si assisteva durante una tipica kermesse di New Orleans la parata del "Mardi Gras" che inaugura tuttora l'apertura del carnevale.[8]
Fu dunque in questo clima magmatico che nacquero le prime formazioni che suonavano la musica che sarebbe stata chiamata "jass" e poco dopo "jazz". Il primo musicista ad essere indicato come musicista jazz e a cui è spesso attribuito il titolo di "padre del jazz" è Buddy Bolden, che - internato in manicomio nel 1907 - morì nel 1931 senza lasciare registrazioni e poco prima che si iniziasse a riconoscere il suo ruolo pionieristico. Si sa però che un suo gruppo godeva di una certa fama a New Orleans nel 1904; nel 1906 il pianista Jelly Roll Morton - che in seguito avrebbe reclamato per sé la paternità del nuovo genere musicale, dichiarando di averlo inventato nel 1902 - compose il brano "King Porter Stomp", che fu uno dei primi brani jazz a godere di vasta notorietà. Negli anni seguenti, a New Orleans furono create molte formazioni che si dedicarono alla nuova musica: una delle preminenti fu quella capeggiata dal trombettista Joe "King" Oliver, che era chiamato il re ("King") della tromba almeno dal 1915 (come testimoniano manifesti d'epoca). La parola jazz venne stampata da un quotidiano, per la prima volta, nel 1913.